Come spesso accade non è grinta a correre nel sangue dello Spugna ma alcool. E, comunque, la "ricarica" del sabato non giustifica una prestazione per molti versi opaca. Lo Spugna si trova di fronte gli avversari al momento più temibili e una sconfitta ci può anche stare, soprattutto per due soli gol di scarto.
Ma, come spesso accade il risultato da solo non aiuta a raccontare la partita. Un aiutino potrebbe essere dato dalla puntalizzazione che, a un quarto d'ora dal termine, lo Spugna era sotto di 5 gol.
Ripartiamo con ordine: lo Spugna presenta il suo sestetto ufficiale, ma la disposizione in campo è "innovativa". Vinz prende il posto di Andrea in attacco, con una sperimentazione già iniziata la scorsa partita. Gli avversari sono la "fusione" della già collaudata squadra di Graziano con A.L.V. il portiere che più ha fatto soffrire lo Spugna Team. E sembra la quadratura del cerchio. Tuttavia nella prima fase di gioco la difesa dello Spugna regge bene. La strategia è semplice: invalidare tutte le azioni offensive per più tempo e giocarcela sulla resistenza. Tra gli avversari infatti si ricorda la presenza di Schiapperto, l'uomo chiamato anche come un programma televisivo "in mezz'ora" per la sua incapacità a restare in piedi più di trenta minuti di fila.
Ma le prime due reti allo scadere proprio della prima mezzora hanno un effetto demolitivo del morale della ciurma. Ale e Vinz ammettono di essere "scoraggiati".
Che il punto debole dell'altra squadra sia "il fiato" è dimostrato dalla numerose pause dei "Graziano and co." che si vedono spesso a bordo campo a fare rifornimento di liquidi e ossigeno. Ma durano più del previsto: in particolare Schiapperto, nonostante la sua presunta cardiopatia, si distingue per restare scattante dal primo al 75° minuto.
L'attacco dello Spugna non brilla particolarmente: subisce innanzi tutto il tentativo di cogliere lanci lunghi che puntualmente viene sventato dalla difesa avversaria (altezza media 1,90 m.) e le miracolose parate di A.L.V. (e qualche legno di troppo...).
L'infortunio di Ale (dopo un carambolesco autogol) a metà partita manda in confusione lo Spugna. Vinz torna in difesa che a questo punto è difesa a due. Ma i ruoli sono ballerini in questa fase di gioco. Le posizioni difficilmente tenute: gli avversari puniscono Peppe con una mitraglia di tiri in porta, molti dei quali, respinti dalla "Muraglia" (ma si segnala qualche incertezza di troppo nelle uscite). Ed è il 5 a zero. Con grande "sportività" anche gli avversari decidono di giocare in cinque e dopo un'altra mezz'ora la scelta diviene obbligata, con l'infortunio del portiere A.L.V. Si aprono spiragli per lo Spugna, che eliminato il più grande ostacolo tra l'attacco e la rete può tentare una tanto agognata rimonta. Ma la ciurma è col morale a terra. Gli avversari cominciano a rilassarsi e a mollare la presa. A questo punto Franz esce dai gangheri e richiama bruscamente i suoi: "Non me ne frega un cazzo che restano dieci minuti, o li giochiamo o ci andiamo a sedere fuori". Marco sembra illuminarsi: in un attimo diviene ubiquo e il pallone è sempre ai suoi piedi. Arriva il primo gol. Il secondo per piede di Andrea. La doppietta di Marco. Tanto basta per limitare i danni e restituire un po' di autostima allo Spugna. Ci può stare: senza sconfitte non si migliora. E da questa sconfitta, come spesso accade, ci rialzeremo.
Le riflessioni del Capitano
Inauguro una rubrica che per questo primo appuntamento ho deciso di mettere come postilla all'articolo sulla partita per ragioni di "urgenza".
La partita di ieri ha abbattuto il nostro morale, ma sono sicuro che ci riprenderemo presto. Non è stata una tragedia, abbiamo avuto sconfitte di gran lunga più umilianti. Ieri si può dire che certamente abbiamo retto. Abbiamo dimostrato la forza dello Spugna: quella di restare in campo fino all'ultimo minuto. Ma abbiamo anche toccato con mano i "limiti" della nostra squadra che per lo più non sono "correggibili", ma certamente sono "aggirabili".
Non possiamo giocare coi lanci lunghi. Non dobbiamo puntare a "riprendere fiato". Di fiato ne abbiamo molto più di quasi tutti i nostri avversari. I lanci lunghi servono per recuperare energia e vanno bene quando non si riesce a costruire un gioco, ma non possono essere il gioco. A maggior ragione perché non siamo degli spilungoni e non dobbiamo favorire il gioco aereo. Il gioco a terra non deve spaventarci. Stiamo imparando a saltare l'uomo (state, io ho ancora molta strada da fare) e quando non ci sentiamo sicuri dobbiamo provare gli uno due tanto declamati ma mai messi in pratica. NON DOBBIAMO TENERE IL PALLONE PER MEZZORA. Se c'è un compagno libero la palla si dà subito e si avanza per farsela ripassare.
Abbiamo un problema di velocità, questo sì. Propongo che cominciamo ad allenarci nella corsa, in modo da rafforzare ancora più in fiato, ma puntando soprattutto sugli scatti. Dobbiamo allenarci anche nel tiro. Non possiamo affidarci solo ai piedi di Marco: ognuno deve diventare un potenziale cecchino.
Infine propongo una serie alternative di soluzioni a breve termine e temporanee:
1) Lo Spugna giochi a cinque per un paio di partite: mi propongo di restare a bordocampo per fare da "scout" e cercare di avere una visione di gioco "esterna". Credo che questo ci abbia dato una mano nella scorsa partita.
2) Proviamo a rimescolare un po' le carte. Sebbene sia consapevole di avere un ferro da stiro al posto del piede, vorrei tentare, con avversari più morbidi, a giocare davanti.
3) Cambiamo schema: difesa a due e due "ali" vere e proprie (Ale e Andrea). In questo modo dovremmo riuscire a difendere in quattro e attaccare in tre. Ci vuole più fiato, ma si può fare.
Le idee ovviamente sono incompatibili l'una con l'altra, possiamo provarle tutte una dopo l'altra o solo una o nessuna. Ovviamente nello spirito della democrazia spugnesca la discussione è aperta a nuove idee o varianti di queste. Si attendono (numerosi!) commenti.